Perché l'attuale sistema finanziario non funziona?

Chiunque abbia un po’ di interesse per la collettività, senza essere un esperto di finanza, ha capito che il sistema finanziario internazionale non è assolutamente adatto alla moderna società globalizzata.

Molti saprebbero dirci cosa è che non va, altri più esperti potrebbero anche dirci come bisognerebbe attuare un cambiamento, ma davvero pochi conoscono il perché è necessario cambiare questo sistema.

Conoscere le motivazioni di qualcosa è fondamentale per rivoluzionarla e non basta pensare che una cosa va cambiata per il semplice fatto che non funziona. Bisogna anche capire le cause di questo mal funzionamento, cosa e in che modo non funziona e che futuro ci aspetta se non si interviene.

L’obiettivo di oggi è far capire, nel modo più semplice che mi è possibile, i “perché” del fallimento del sistema finanziario che, nonostante la crisi, è ancora in vigore e si impegna con tutte le forze a conservarsi così com’è.

Giusto per dare una definizione di base, la finanza è quel ramo dell'economia che studia gli elementi e gli effetti dei flussi monetari tra i soggetti economici. Il sistema attuale non è adeguato alle reali esigenze umanitarie ed ambientali per quattro principali motivi:
  1. L’eccessiva tendenza a minimizzare i rischi di investimento.
  2. La mancanza di una regolamentazione internazionale
  3. La mancanza di trasparenza
  4. L’eccessiva quantità di investimenti a discapito della collettività.

Quando si fa un investimento è purtroppo inevitabile assumere dei rischi che, se tutto andasse come dovrebbe, sarebbero proporzionati al guadagno che si può ottenere. La realtà però non è questa: chi rischia poco guadagna tantissimo e chi rischia tanto spesso guadagna poco o nulla. Questo accade perché i fattori di rischio vengono influenzati con ogni mezzo ottenendo così il primo obiettivo delle banche: la minimizzazione dei rischi.

Potendo investire tanto, senza rischiare molto, è stato possibile attuare un capitalismo aggressivo che ha danneggiato TUTTI i paesi del mondo, chi più e chi meno. Uno degli effetti è che oggi non si dà facilmente credito alle famiglie ed alle piccole-medie imprese; molte volte gli investitori si limitano a puntare sempre sulle solite multinazionali o sui colossi nazionali, disincentivando il libero mercato e ostacolando una giusta spartizione di beni e servizi.

Le persone a capo dei maggiori operatori finanziari, come manager e amministratori delegati, si sono sempre ritrovati con stipendi e bonus troppo elevati rispetto al prezzo dei loro possibili fallimenti: un licenziamento è nulla a confronto di una perdita di milioni di euro o del fallimento di una banca, soprattutto se si opera con i soldi che non sono nostri, ossia quelli dei risparmiatori.

Inoltre, le banche hanno anche una rete di debiti interna: ciò vuol dire che se fallisce una banca potrebbero fallire anche le altre che sono in credito verso di essa. Quando sta per fallire una banca troppo grande, che trascinerebbe nel fallimento quelle più piccole, di solito interviene lo stato che, per non far crollare la finanza nazionale, è costretto a rifarsi sulle tasche dei cittadini.

Questo ci porta al secondo motivo principale per cui il sistema non va: la mancanza di una regolamentazione internazionale.

Poiché i capitali sono liberi di fluire da un paese all’altro, è normale che confluiscano tutti verso i paesi con i regimi fiscali più agevolati. Questo significa che, se una nazione applica un ottimo regime fiscale per i cittadini, che però è sconveniente per la finanza, i capitali si spostano in un altro paese.
Non si può regolamentare un economia globalizzata con degli interventi limitati a livello nazionale.
Senza regole ben precise, le banche possono così crescere a dismisura, scongiurando del tutto i rischi di fallimento, minacciando più di una nazione tenendo in ostaggio i loro risparmi.

Possono influenzare così le politiche sociali e ambientali, possono stringere forti legami con la politica impedendo di fatto ogni rinnovamento nella finanza.

Inoltre, i rapporti economici tra i paesi in deficit (USA, Italia, ecc.) e quelli ricchi (Cina, Germania, Paesi del Medioriente) sono fortemente squilibrati, poiché gli ultimi hanno la possibilità di influenzare l’economia con la loro maggiore capacità di investimento, risultando più appetibili per gli operatori finanziari. I capitalisti più forti difendono a denti stretti il principio del libero movimento di capitali, ma questo svantaggia notevolmente i paesi più poveri perché si ritrovano a contrastare una concorrenza alle risorse ed ai mezzi di produzione troppo elevata.

L’assenza di regole genera troppa speculazione e tutti gli strumenti usati per evadere il fisco o le normative nazionali sono ancora diffusissimi nel sistema finanziario.

La totale liberalizzazione dei flussi internazionali dei capitali, insieme agli altri fattori, è uno dei motivi per cui il sistema continua ancora a fare danni. Se una azienda italiana investisse in Italia avrebbe maggior prudenza rispetto ad un investimento in Africa: la fuga dei capitali all’estero non solo toglie risorse alla propria nazione ma favorisce ancora di più investimenti troppo rischiosi a discapito di popolazioni straniere.

Tutti questi anni senza intervenire hanno favorito la formazione di una lobby della finanza che si sta opponendo alle riforme, grazie al suo enorme potere economico, influenzando i media e la politica. Preferiscono giocare d’azzardo con i soldi dei contribuenti, piuttosto che rischiare con i loro soldi.

Il terzo motivo per cui il sistema è marcio, che è legato al secondo, è la mancanza di trasparenza: le informazioni viaggiano su più binari diversi, privilegiando i piani alti, favorendo la speculazione. Questa situazione dà davvero poche garanzie ai cittadini, i quali si ritrovano ad alimentare con i loro stessi depositi bancari quelle bolle speculative create dalle loro banche: è come se pagassimo qualcuno per farci diventare più poveri.

Visto che i flussi di capitale sono liberi, una multinazionale può scegliere di dichiarare i suoi profitti in un paese con un regime fiscale agevolato, detto paradiso fiscale. Utilizzando questo espediente non è solo possibile non pagare le tasse, ma è anche possibile ottenere gli incentivi statali per imprese in difficoltà dichiarando il deficit in un paese che li permetta.

L’obbiettivo primario delle banche è massimizzare i profitti, trascurando tanti altri obiettivi importanti in altri campi. Si dice che i banchieri nacquero secoli fa come usurai legalizzati, forse nei loro geni conservano ancora quello stesso scarso interesse per la collettività. L’ultimo motivo è che quindi manca un certo equilibrio tra il raggiungimento degli obiettivi economici e quelli non economici.

Le banche non dovrebbero investire i soldi delle famiglie senza il loro consenso informato, soprattutto vista la loro posizione privilegiata nella società.

Dopo la seconda guerra mondiale i paesi vincitori si riunirono per creare l’attuale sistema finanziario. Si è fatto molto per favorire gli Stati Uniti e l’Europa, questo è evidente, ma oggi proprio chi partiva sfavorito è arrivato a guidare la finanza mondiale..

La Cina e i paesi arabi vogliono lo stesso nostro benessere che, giustamente, possono permetterselo. Noi invece vogliamo uno stile di vita che non possiamo più mantenere. Ci aspettano delle guerre militari, mediatiche, economiche, diplomatiche, ecc. Questo vuol dire che ci saranno tante vittime nel mondo, e non parlo solo di vittime fisiche.

Se vogliamo evitare tutto questo, sappiate che ci sono delle alternative. Informiamoci ed informiamo, contribuiamo a diffondere l’idea che tutto questo possiamo cambiarlo ed eleggiamo persone che facciano l’interesse di tutti, imprenditori e non.

Per chi fosse interessato vi rimando ai link che lascerò alla fine dove potrete trovare in modo più dettagliato le risposte alle vostre domande riguardo alle definizioni che non capite ed alle soluzioni che attualmente sono più appropriate alla situazione attuale.

Per saperne di più:

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