La banca mondiale

"Stiamo lavorando per un mondo libero dalla povertà".   
Motto della Banca Mondiale

La Banca Mondiale, creata nel 1945, è un unione di istituzioni atte a favorire i paesi meno sviluppati con il fine ultimo di sconfiggere la povertà nel mondo.

Insieme al Fondo Monetario Iternazionale, coordina una parte delle risorse economiche mondiali per mantenere un certo equilibrio tra i ricchi ed i poveri del mondo.

Ogni luce però ha anche le sue ombre. A quasi 70 anni dalla sua nascita, come mai nel mondo c'è una così ampia disparità sociale?


Da quando è stata formata, la Banca Mondiale ha sempre finanziato le imprese private dei paesi sviluppati e ha garantito i loro investimenti nei paesi poveri. Questo atteggiamento sarebbe servito proprio per far emergere i paesi in via di sviluppo, favorendo la creazione di posti di lavoro,, sanità, istruzione e tanti altri servizi.

Il problema però è che spessissimo la Banca Mondiale non ha fatto una valutazione degli investimenti in base al suo obiettivo originale, più di una volta non si è assicurata di finanziare i progetti migliori per la collettività. Proprio come tutte le banche, il suo scopo ultimo è stato prestare del denaro per poi riaverlo insieme agli interessi sicuri, finanziando investimenti a basso rischio.

Oggi, pur di proteggere i suoi migliori investitori, concede donazioni a fondo perduto anche alle multinazionali che sfruttano i paesi più deboli. La Banca Mondiale, facendo parte di una delle Istituzioni dell'ONU, può dare un enorme garanzia politica anche in parti del mondo dove ci sono guerre e violazioni dei diritti umani.
Provate a pensare un paese in piena guerra civile, dove indisturbata si opera un'estrazione petrolifera: questa è la realtà di oggi.
Non è bello aggiungere informazioni negative nelle vostre teste, soprattutto in questo periodo, ma purtroppo la presa di coscienza di un problema è indispensabile se si vuole trovare una soluzione.

L'equilibrio mondiale instauratosi dopo la seconda guerra mondiale si sta spezzando. Presto i popoli dei paesi sfruttati verranno tutti a vivere in quei paesi che li sfruttano e, in quel momento, raccoglieremo tutto quello che abbiamo seminato in questi ultimi 50 anni.

Se vogliamo cambiare il mondo, cominciamo a cambiare noi stessi. Non è ancora tardi.

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