Perdonare: l'atto d'amore per eccellenza

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Quante volte ci siamo trovati di fronte alla prova del perdono? Che sia un amico o un parente, perdonare è inevitabile quando vogliamo costruire dei rapporti sociali di alto valore.

Anche se molti si ostinano a non accettarlo, l'amore è direttamente proporzionale alla capacità di perdonare: questo non vuol dire che chi non sa perdonare non ama, significa solo che non sa amare bene.
L'amore non è solo un sentimento, l'amore è soprattutto una capacità.
Di conseguenza:
  • chi è capace di perdonarsi sa a sua volta perdonare;
  • chi sa comprendere se stesso e rimediare ai propri errori, può comprendere gli altri ed aiutarli a rimediare ai loro errori.
  • chi sa amarsi può davvero amare gli altri;
  • ecc...
Troppe volte si vedono coppie che dicono di amarsi alla follia e che poi vedono scemare il loro amore al primo grave errore del loro partner, oppure persone che dicono di amare il proprio paese e che non tollerano nemmeno il loro vicino di casa.

Senza perdono l'amore non può durare, non può rinnovarsi:
Per una vita piena di amore e di pace, è necessario imparare a perdonare.
Per capire cosa è il perdono può essere utile il dizionario:

Perdono: remissione di una colpa e del relativo castigo.

Rimettere la colpa significa rivalutare la responsabilità di un danno o un errore, ricercando le motivazioni nell'animo del colpevole, nel suo passato e negli obiettivi che ha per il futuro.

Non bisogna confondere colpe e responsabilità:
  • colpa significa “azione che produce un effetto negativo”, è una responsabilità che ha alla base degli effetti negativi.
  • responsabilità, deriva dal latino rispondere, e più o meno significa “abilità di rispondere”. Dobbiamo vederla come un qualcosa di oggettivo che solo dopo un'accurata analisi può diventare un merito o una colpa.
La responsabilità di un danno è quindi il non aver saputo rispondere bene ad una determinata situazione, generando un azione che produce un effetto negativo.
Però, nessuno nasce cattivo, spesso si agisce male per dei danni subiti da altri, o da se stessi, sia volontariamente che involontariamente; questi danni possono essere di vario tipo:
  • un'influenza sociale negativa (esempi inopportuni, educazione sbagliata, compagnie poco raccomandabili, ecc...);
  • danni psicologici o fisici inflitti da persone con un forte legame affettivo;
  • ogni altra sofferenza provocata e non superata in modo positivo.
Spesso si fa del male per paura che si ripeta una situazione spiacevole del passato, si segue il proprio ego che spietatamente porta a proteggere se stessi, senza pensare all'incolumità fisica o mentale degli altri.
Una persona che si comporta male è spesso incapace di vedere tutti gli effetti dei suoi errori, perché la sofferenza che ha visto in passato ha inibito la sua sensibilità verso il prossimo. Può esser troppo presa dal suo ego, forse perché è piena di rabbia, odio e altri sentimenti negativi.

Chi si trova in questa condizione può non avere i mezzi per affrontare le sue paure, quindi, per sopravvivere, ha bisogno di prendere le cose positive degli altri, aumentando le probabilità di recare danno al prossimo e/o a se stesso.
La cattiveria non è un fine, ma l'effetto di un atteggiamento egoistico.
Rimettere il relativo castigo è un concetto che spesso viene confuso; a volte la gente pensa che sia un semplice condono della pena.

Ci tengo invece a specificare che chi sbaglia deve assumersi le responsabilità delle sue azioni. Una “penitenza” appropriata al danno recato è necessaria per il miglioramento e la rieducazione dell'individuo, e dovrebbe essere focalizzata sull'applicazione di un rimedio/soluzione al danno procurato.

Invece, una pena proporzionata all'odio delle vittime e scaturita dalla voglia di vendetta non serve a nessuno; la vittima non troverà pace ugualmente, il carnefice (o un altro come lui) potrà continuare a fare del male, proprio perché non è stata trovata una soluzione del problema.

Ci tengo ad evidenziare che perdonare non vuol dire essere indifferenti al male e, soprattutto, non è dimenticare. A maggior ragione sottolineo che comprensione non vuol dire approvazione.

Perdonare è un atto che non va sottovalutato, perché ha effetti positivi sia su se stessi che sugli altri. Molte volte ci creiamo dei blocchi psicologici proprio perché non siamo riusciti a perdonare. Si può finire così per odiare un'intera categoria di persone a causa di pochi casi isolati.

Quante persone conoscete che odiano un certo genere di individui facendo di tutta l'erba un fascio? È evidente che ragionare così non è salutare, si vive male e non si risolve in NESSUN MODO il vero problema che ha causato il danno.

Ma, in pratica, come si fa a perdonare?

La prima, semplice, fondamentale premessa è che è necessario amare, volersi bene, provare una qualsiasi forma d'affetto. Solo dall'amore si può trovare il coraggio di affrontare le persone che ci hanno fatto del male, sia se si tratta del prossimo che di noi stessi.

Se cominciamo a perdonare perché “si deve fare”, per “quieto vivere” o per “evitare problemi”, spesso si fallisce miseramente, mancando il più delle volte di rispetto a se stessi.

Spesso, quando veniamo danneggiati, usiamo le nostre energie per individuare un colpevole su cui addossare tutto il male che si è creato, ma a cosa serve? Questo atteggiamento si ripercuote su noi stessi poiché, quando saremo colpevoli, ci addosseremo più del male realmente creato.

Se invece, anziché trovare un colpevole, cominciamo a ragionare sulle vere responsabilità di vittima e persecutore, possiamo trovare ciò che ha originato il problema e comprendere meglio la situazione e formulare un rimedio.

Il perdono è soprattutto comprensione, l'uno non può esserci senza l'altra. Solo dopo questo processo e possibile rimuovere colpe e castighi.

Per capire se il perdono ha avuto effetto è abbastanza semplice, almeno a parole: se si pensa al danno che ci è stato fatto, non si provano sentimenti negativi che ci fanno ancora soffrire.
Quando il perdono ha effetto si guarda al peggiore dei passati con serenità, con la pace nel cuore.
Se pensando al torto subito sentiamo ancora male, dobbiamo tornare ad impegnarci per comprendere meglio ciò che è accaduto, tenendo ben presente che il Passato è passato e non va confuso con le situazioni attuali che richiederebbero un discorso a parte.

Spesso perdoniamo gli altri nello stesso modo in cui perdoniamo noi stessi, quindi attenti quando sentite odio per qualcuno, questo male un giorno potrebbe ritorcersi su di voi quando vi sentirete colpevoli.

Il perdono è sempre un argomento difficile da affrontare, sicuramente poco condivisibile. Probabilmente quando mi capiterà un male così grande da non riuscire a perdonare penserò a tutto quello che ho scritto oggi come ad una stupidaggine.

Ma per ora mi sto trovando bene così, per questo mi è sembrato giusto condividere le mie scoperte con voi.

Alla prossima.

Lo sciocco non perdona e non dimentica. L'ingenuo perdona e dimentica. Il saggio perdona, ma non dimentica.
Thomas Szasz
Con la misericordia il mondo diventa più giusto 
Papa Francesco I 

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