Una globalizzazione sostenibile

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Se in un "raptus di follia" vi verrà voglia di cercare il significato della parola globalizzazione troverete che vi verrà descritta come un processo di integrazione tra le economie di più paesi del mondo.

In una prima analisi superficiale, sotto l'aspetto squisitamente economico, la globalizzazione dei mercati è un fattore molto positivo.

Per una fabbrica non c'è di meglio che far consumare i suoi prodotti ad un paese sviluppato e situare le proprie fabbriche in paesi sottosviluppati, con costi minori, con normative più elastiche in termini di sicurezza ed ecologia e molto più influenzabili dal potere economico delle multinazionali. Per noi cittadini consumatori è ancora più bello: possiamo mangiare messicano in Svezia, comprare vestiti francesi a New York, acquistare computer americani in Italia e tutto a prezzi molto bassi.


Nella vita però tutto ha un prezzo che non è sempre rappresentato dal valore economico. Il risparmio economico di una multinazionale che trasferisce le sue fabbriche in India o il nostro risparmio di acquistare un prodotto estero a prezzi bassissimi lo pagano i cittadini lavoratori, con l'aumento del tasso di disoccupazione. In questo modo un risparmio economico si traduce in un'altra spesa non solo economica, ma anche in termini di risorse umane e qualità della vita.

Il nocciolo del problema è purtroppo l'assenza di un governo mondiale o di un ente internazionale che dia delle precise normative alla globalizzazione dei mercati. Tutti i fenomeni economici, per essere equi e sostenibili, devono essere regolamentati. La situazione di oggi è un Far West, una battaglia senza fine per accaparrarsi le risorse del pianeta da parte delle multinazionali a discapito delle dei cittadini economicamente più deboli.

Gli unici che potrebbero avere voce in capitolo sono i governi che però hanno limiti legislativi nazionali: non possono proibire ad una multinazionale di spostare la forza lavoro in un paese sottosviluppato.

Proprio la mancanza di un ente governativo mondiale genera il clientelismo delle nazioni verso queste multinazionali, che si affrettano a creare paradisi fiscali e si prestano ad abbassare i costi del lavoro a discapito della sicurezza e dei diritti dei lavoratori. Ma questo non è tutto.

La globalizzazione incontrollata indebolisce i paesi sottosviluppati che, essendo arretrati anche come legislazione ambientale e previdenziale, vengono inquinati e contaminati sottraendogli le risorse necessarie a vivere nel proprio paese, derubando la popolazione dei propri diritti di vivere e crescere nella propria terra.

A questo punto vi chiedo: cosa dovrebbe fare un uomo quando la sua terra è arida, inquinata, piena di malattie e senza un futuro? Si sposta in una terra più vivibile.

Succede cosi che la globalizzazione favorisce il flusso migratorio, aumenta il numero di quelle persone che hanno necessità di spostarsi a costo della propria vita e dei propri diritti, che per mangiare rubano e uccidono.

Perché un immigrato dovrebbe lasciare la sua terra per venire a servire noi Europei? Perché dovrebbe venire a raccogliere le arance da noi quando potrebbe coltivare la sua terra?

Se venissero per diventare medici, avvocati o ingegneri potrei anche capire, ma perché dovrebbero spostarsi per essere sfruttati da noi e derubati dei loro diritti? Dovremmo riflettere tutti su questo senza poi mettere la coscienza sotto i piedi come al solito, perché anche se non siamo schiavisti godiamo ugualmente di privilegi che otteniamo solo grazie a loro, un paradiso equilibrato dall'inferno creato nei paesi del terzo mondo.

La strada migliore sarebbe la costituzione di almeno un parlamento mondiale affiancato da qualcosa che almeno assomigli ad un esecutivo che possa sanzionare economicamente queste multinazionali. Ma adesso la strada è ben lontana.

So bene che la gente ama vivere nelle favole ma purtroppo bisogna accettare che se si continua cosi diventeremo sempre più poveri a vantaggio delle multinazionali che finiranno per possedere tutto: le nostre sorgenti idriche, le nostre terre, la nostra energia e tutto il resto sarà solo materia da monetizzare per i loro interessi relegando il resto del mondo in un penoso stato di miseria.

E sapete cosa genera la miseria? Guerre, malattie, fame e morte. Se non è un apocalisse ci manca poco...

Niente i-pod, niente Xbox, niente massaggi drenanti o lampade abbronzanti, niente viaggi a Londra, Madrid o Parigi. Solo violenza per accaparrarsi un tozzo di pane, paura di essere uccisi dalle migliaia di persone che per sopravvivere faranno di tutto.

Riuscite a pensare ad un mondo così? In più della metà del pianeta questa è già la realtà e sarà anche il nostro futuro se non cambieranno le cose.

Qualcuno di voi si aspetterà che magicamente i politici, gli industriali o la criminalità rinuncino ai propri benefici economici per fare il nostro bene mentre noi continuiamo a pensare tranquillamente ai cavoli nostri, alle nostre "stronzate" quotidiane. Io non sono cosi ottimista...

Ci si augura che la gente si dia una svegliata, su tutti gli aspetti.

Se non siete d'accordo lasciatemi pure un commento, sarò felice di confrontarmi con voi.

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