La lingua italiana nell'Italia unita

Siamo da poco nel 2011, nell'anno del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, eppure questo evento sta stranamente passando inosservato sotto gli occhi di tutti.

Chi mastica un po' di politica immagina il perché: in un governo dove si vuole realizzare il federalismo fiscale, dove l'egoismo sociale sta dilagando, come si può esaltare una Italia unita?

Tra la produttiva Padania e l'incantevole Regno delle due Sicilie trovo che l'Italia abbia divisioni ancora più profonde, ancora più radicate nell'interno dei singoli paesi: l'Italia non è mai stata veramente unita e la sua storia lo dimostra.

Per renderci davvero consapevoli delle nostre divisioni secolari basta osservare l'enorme patrimonio dialettale che l'Italia possiede. Se poi aggiungiamo che quasi il 60% della popolazione italiana non è andata oltre la licenza media cominciamo a capire come le differenze linguistiche giochino ancora un ruolo fondamentale nel misurare la coesione sociale, visto che pochi sanno parlare bene l'Italiano.

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Il dialetto è oramai il carattere distintivo più importante di una popolazione: a volte c'è differenza anche tra paesini distanti pochi km e addirittura si vedono differenze anche tra appartamenti dello stesso palazzo.

Proprio in questo periodo che sto facendo vendita porta a porta ho potuto constatare che esistono vicini di casa che nemmeno si conoscono nonostante condividano lo stesso tetto da anni: trovi il toscano, il siciliano, il lombardo che insieme alle differenze linguistiche portano con se atteggiamenti fortemente caratteristici delle loro terre d'origine.

Come possiamo pensare di essere una nazione unita se questa unità non è realizzabile nemmeno per un semplice condomino? 

La risposta a questa domanda mi ha confermato come la mancanza di conoscenza, non solo della lingua, possa generare enormi divisioni. A tutti fa paura il "diverso", quindi è normale che più siamo divisi  più diversi esistono, generando più paura, più divisione, più egoismo.

Ho provato a immaginare l'eliminazione istantanea di tutti i dialetti italiani in favore di un unica lingua nazionale. Provate a pensare se tutti parlassimo un Italiano identico nella dizione e nelle regole, che differenza ci sarebbe tra un siciliano e un campano? Potrebbe essere anche bello ma non sarebbe ne una soluzione efficace e ne tanto meno giusta dato che i dialetti sono anch'essi parte della cultura linguistica nazionale e quindi vanno tutelati.

La soluzione più ragionevole sarebbe, ancora una volta, aumentare la nostra conoscenza: ad esempio conoscere meglio il nostro dialetto, studiare la lingua italiana ed imparare almeno le basi della loro evoluzione nell'ultimo secolo.

Essere divisi è un male per tutti, si genera una paura sociale che può essere usata per controllare la popolazione. La Lega Nord ad esempio, quando gli immigrati extracomunitari non erano ancora un problema, ha fatto le sue fortune prendendosela con i "terroni" del sud Italia e con Roma ladrona. 

L'Italia non è mai stata veramente unita, forse per questo non si dovrebbe festeggiare nessuna unità d'Italia. Però ciò che è stato non è detto che sia ciò che sarà.

Una festa, come evento sociale, è qualcosa che unisce e, proprio in questo delicato periodo per la nazione, potremmo approfittare di questo evento importante per gettare almeno una base di quell'unità che non c'è mai stata.

L'Italia, per come è situata geograficamente, ha sempre avuto un vantaggio enorme per gli scambi culturali. Non è un caso che sia stata al centro del'impero più grande del mondo, non è un caso che sia stata per secoli la culla della cultura e delle arti.

Nella storia, l'enorme divario culturale tra la nostra terra ed il resto del mondo si è creato proprio grazie alle nostre differenza interne che, fondendosi, hanno generato nuove conoscenze sempre più avanzate. 

Questo è quello che ci serve oggi e per farlo abbiamo anche bisogno di imparare le lingue:
  • L'italiano per l'unità nazionale, soprattutto da parte degli immigrati.
  • L'inglese, lo spagnolo o il cinese per un unità internazionale. Provate ad immaginare se solo il 10% degli italiani conoscesse il cinese, quali vantaggi potremmo ottenere? Quante opportunità lavorative potrebbero nascere? 
Un popolo unito è più forte, ha la possibilità di collaborare e di evolvere creando vantaggi per tutta la collettività.

Ricordate però che unire i popoli non vuol dire diventare tutti uguali.

Annullare le differenze che ci sono tra gli uomini, oltre ad essere impossibile, sarebbe anche una follia. Le differenze servono per evolverci ma l'evoluzione non è necessariamente un miglioramento per la nostra specie, può esserci anche un'evoluzione peggiorativa.

Per questo motivo non è necessario fissarci contro le nostre diversità ma non dobbiamo nemmeno per forza diventare tutti uguali, parlare tutti la stessa lingua, essere tutti dello stesso colore.

Bisogna stare lontani dagli estremismi, ciò che conta è essere uniti per uno scopo comune, sfruttare le diversità in modo positivo, riuscire a comunicare tra noi proprio come fanno le cellule del nostro corpo che, pur mantenendo la loro diversità, lavorano per far si che i nostri tessuti, organi ed apparati funzionino al meglio per farci stare bene.

Non  voglio dire che imparando le lingue uniremo l'Italia o il mondo, ma una migliore comunicazione sarà sicuramente un vantaggio per tutti.


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