L'illusione degli inceneritori

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"Nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma".
Legge di conservazione della materiaAntoine Lavoisier

Il graduale aumento di consumi degli ultimi 15-20 anni ha generato un aumento del volume di rifiuti che oggi sta dando non pochi problemi all'uomo. 

Soprattutto in Italia, le emergenze a Napoli e a Catania sono solo alcuni degli esempi emblematici delle difficoltà che stiamo avendo. Purtroppo è sempre stata difficile la gestione di questa enorme massa di spazzatura "inutile e puzzolente".

Quando si presentò per la prima volta questo problema nel mondo, l'uomo costruì dei siti specifici, le discariche, da utilizzare per stoccaggio dei rifiuti. Col tempo però lo spazio diminuiva sempre più e a quel punto le soluzioni rimanevano due: aumentare lo spazio delle discariche o diminuire l'ingombro dei rifiuti.

Chi non poteva aumentare la superficie delle discariche, senza pensarci troppo, decise di bruciare i rifiuti e fece costruire degli impianti chiamati inceneritori.

Gli inceneritori oggi sono utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti tramite una combustione ad alta temperatura che dà come prodotti delle correnti contenenti gas e polveri derivanti dal tipo di rifiuti bruciati.
Bilancio di materia di un inceneritore con il regime di funzionamento odierno, Wikipedia
Ma cosa succede in un inceneritore? Durante la combustione dei rifiuti accade che l'ossigeno ossida tutti i materiali bruciati che principalmente sono fatti di carbonio e che, nel migliore dei casi da luogo alla produzione di anidride carbonica, il principale responsabile dell'effetto serra.

Nel caso di un ipotetico rifiuto fatto solo di carbonio avremmo:
Purtroppo i rifiuti che un inceneritore tratta sono molto più complessi e come prodotti di combustione possiamo trovare delle vere e proprie schifezze tossiche allo stato gassoso e allo stato di microparticelle solide.

Ma tra tutti gli inquinanti che un inceneritore può produrre ce n'è uno che è il peggiore di tutti: la diossina.

La diossina è un composto organico che può presentare varie forme. La forma più pericolosa per l'uomo è la diossina legata agli alogeni, come ad esempio questa con il cloro (Cl), la TCDD:

Questo tipo di diossina ha una proprietà molto pericolosa per gli ecosistemi: può essere bio-accumulata

Nel caso dell'uomo si può accumulare nel latte materno, nel grasso corporeo e anche una esposizione minima ma prolungata può portare problemi gravissimi a distanza di decenni. La diossina infatti è estremamente tossica (è tra i veleni più potenti mai conosciuti) , cancerogena e può causare mutazioni genetiche.

Come si è cercato di risolvere questo problema? Prima di tutto si è intervenuto sul processo di incenerimento cercando di ottimizzare la combustione per minimizzare la formazione di diossina. Questa ottimizzazione si ha con un altissima temperatura di combustione ed un velocissimo raffreddamento dei prodotti, un ottimizzazione che però contrasta con un altro obiettivo: il recupero di energia.

Per motivi che non sto a spiegarvi, l'efficienza del recupero energetico cala di molto quando l'obbiettivo è limitare la formazione degli inquinanti. Accade così che, chi amministra in modo disonesto un inceneritore potrebbe cercare di attuare una politica di risparmio che automaticamente si traduce in danni ambientali e, ovviamente, alle popolazioni vicine.

Per avere un recupero energetico ottimale si è allora pensato di catalogare i rifiuti con la raccolta differenziata. Infatti, se si brucia solo la frazione di umido (principalmente il cibo), non si formano diossine alogenate. Così si è cominciato ad introdurre la raccolta differenziata in tantissime città raccogliendo tutta la frazione organica in degli enormi imballaggi, chiamati eco-balle.

In moltissime città però il problema è molto delicato, come ad esempio a Napoli.

A causa delle mafie, della mala-politica e di imprenditori poco interessati alle problematiche ambientali si possono riversare nell'inceneritore materiali di ogni tipo, gestendo però il processo come se si bruciasse solo frazione organica. Accade così che aumentano i tassi di mortalità per tumori, malformazioni e mortalità infantili, frutta e verdura mutata geneticamente.

Forse l'uomo si era illuso di poter aggirare il principio di conservazione della materia oppure, come al solito, l'ignoranza e la superficialità hanno prodotto un bella ed efficiente macchina della morte. Forse questo fa parte dell'evoluzione, forse madre natura ci sta dicendo che in questo pianeta siamo troppi e che non riesce più a sostenere i nostri ritmi di consumo.

Non so cosa accade nelle altre nazioni ma, qui in Italia, non meravigliatevi se in Campania protestano contro la messa in funzione degli inceneritori nonostante siano sommersi dalla "monnezza".

Il problema di Napoli si può risolvere
soltanto con l'aiuto di tutte le regioni d'Italia, e dell'Europa se è possibile, e cominciando ad investire massicciamente su una evoluzione sociale per tutto il territorio, nelle scuole e attraverso i media.

Un'evoluzione sociale che non deve partire da singoli uomini, facilmente vulnerabili alla politica e alla mafia, ma da un movimento di massa, unito, compatto e che ha davvero a cuore il bene per tutta la collettività.

Un futuro dove si usano materiali ecocompatibili e fatti per durare tanto tempo non è poi così impossibile, tanto tempo fa gli uomini vivevano così.

Non è con gli inceneritori che si risolve il problema rifiuti. Bruciare rifiuti non è nemmeno un modo per ottenere energia rinnovabile ma è solo un modo per sprecare enormi quantità di energia o, nei casì peggiori, di contaminare tutto l'ecosistema nelle vicinanze. 

Dobbiamo imparare a produrre meno rifiuti possibili e, quei pochi che inevitabilmente produciamo, dobbiamo riciclarli nel miglior modo possibile.

Ora che ne sapete di più a riguardo provate a pensare cosa avreste fatto voi se foste stati al governo Italiano in questi 16 anni e poi pensate a quello che i nostri politici hanno fatto realmente fino ad oggi.

Sono certo che questa riflessione vi renderà più lucidi per le prossime elezioni.

Buona giornata.

Per saperne di più:

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